Jerry Calà come nasce operazione vacanze

UNA VITA DA LIBIDINE...

Verso la fine degli anni 80 , Silvio Berlusconi, che non era ancora sceso in politica, curava personalmente i suoi canali televisivi, contattando gli artisti più famosi per portarli nella sua scuderia. Avevo già lavorato con lui ai tempi pionieristici di Canale 5. Ora però ero sul suo carnet di caccia come singolo. Io non cedevo. Una notte mi seguì per tutto il percorso della mia movida romana per convincermi a fare televisione sulle sue reti. Niente da fare: io avevo il mio successo al cinema e ciò che la tv mi proponeva era la conduzione di quei grandiosi show che le reti Mediaset (allora erano ancora Fininvest) realizzavano negli anni Ottanta.

La televisione l’avrei anche fatta, ma solo se mi avessero permesso di fare il mio mestiere, l’attore. Sto parlando di più di venticinque anni fa, quando i palinsesti erano pieni di quizzettini preserali e non si erano ancora liberati della marea di telenovelas sudamericane. Le fiction erano di là da venire.

Ispirato però da un telefilm americano degli anni Ottanta, Professione pericolo, mi venne un’idea che proposi a Claudio Bonivento. In realtà era quasi soltanto un titolo, #Professionevacanze, storie che giravano intorno al personaggio centrale, l’animatore di un villaggio turistico. Chi meglio di me avrebbe potuto farlo, con tutti i film vacanzieri che avevo in curriculum?

A Claudio l’idea piacque e chiamò subito Berlusconi. Anche se non era ancora presidente del consiglio, Silvio tra tv, Milan e imprese era impegnatissimo. Rispose comunque al telefono e Claudio me lo passò. Gli esposi in poche parole titolo e concetto e lui disse solo: «Fatelo!» Cose che oggi ci sogniamo: chiudere un accordo in una parola, senza analisi di mercato, progetti, business plan e altra cartaccia inutile che spesso non porta a nulla.

Ci mettemmo subito a scrivere, con molto impegno. Io feci anche uno stage con gli animatori della Valtour, e dai loro racconti capii ancora una volta che la realtà supera la fantasia. Storie incredibili di coppie che già durante il viaggio di nozze si dividevano per colpa degli animatori, intrecci di corna, peracottari: praticamente la serie era già pronta!Tra gli sceneggiatori di Professione vacanze c’era anche la famosa dottoressa Maria Rita Parsi. Siccome lei scriveva, la invitai a partecipare alla costruzione di questa serie televisiva, che – ci tengo a dirlo – è stata la prima serial comedy mai trasmessa dalla tv italiana, precisamente da Italia 1 nella primavera del 1987. Sei puntate, ciascuna però di durata doppia rispetto al solito standard: si trattava quindi di veri e propri film. Il regista era Vittorio De Sisti. Vittorio era uno sveglio, rapidissimo e bravo. Con lui anche una lavorazione così impegnativa diventava un piacere.

Partimmo quindi per la Puglia, dove rimasi fisso da maggio a settembre. E devo dire che fu un’esperienza bellissima. Come era già successo a Cortina per Vacanze di Natale, anche a Monopoli diventammo l’attrazione locale. La popolazione ci accolse benissimo. L’ospitalità del Sud è nota; se poi ci sono telecamere, attori, belle donne e un via vai di guest star, tutto si trasforma in una festa. Tutti volevano partecipare, fare una comparsata o una particina.

Nel cast coinvolsi i miei amici, primo tra tutti il mitico Zampetti, GuidoNicheli. Le presenze femminili erano importantissime: Sabrina Salerno, per esempio, che all’epoca spopolava con i suoi successi dance ed era l’unica cantante italiana entrata in classifica nel difficile mercato britannico con pezzi come Boys Boys Boys. Professione vacanze fu il suo primo lavoro come attrice. Portai anche MaraVenier, tra le guest star. E poi c’era #Gegia , che faceva l’inserviente Caramella, maniaca delle pulizie. Gegia tra l’altro era proprio di quelle parti, essendo nata a Gallipoli.

Qui successe una cosa incredibile. Come al solito ero seguito dal mio fedele amico-segretario-autista Maurizio «Mao» Motta. Ebbene, l’uomo che aveva avuto le più belle ragazze di Verona ai tempi della compagnia del Motta, fu vittima di un improbabile colpo di fulmine per Gegia e alla fine delle riprese si trasformò in un matrimonio.

Professione vacanze mi causò fastidi anche in seguito. Il luogo era bellissimo dal punto di vista naturalistico, ma il villaggio che ci ospitava, il celebre Cala Corvino, non era proprio indimenticabile. O meglio, era difficile dimenticarne i disservizi. Oggi esiste ancora, ma è completamente cambiato ed è di ottimo livello. Allora era un tugurio, non aveva nemmeno l’accesso alla spiaggia ma solo una piscina scrostata. Gli scenografi sono stati bravissimi a trasformare quegli ambienti squallidi in location di prestigio. Per le scene in riva al mare invece non c’era nulla da fare, per cui le girammo in un altro villaggio che aveva una spiaggia molto ben curata. Quando videro la serie in tv, i titolari dell’altro villaggio giustamente si incazzarono di brutto perché avevamo fatto credere che la loro struttura balneare fosse quella di Cala Corvino.

Il peggio però arrivò tempo dopo, quando ero in vacanza a Cortina – località di cui dopo VacanzediNatale ero diventato assiduo frequentatore – e andai a farmi massaggiare nel centro benessere dell’albergo. Entrai. Ad aspettarmi c’era un energumeno che appena mi vide si mise le mani sui fianchi e disse: «Proprio lei aspettavo, signor Calà! Mi sono fidato dei suoi telefilm e con tutta la famiglia sono andato in vacanza a #CalaCorvino. Non abbiamo mai passato vacanze così terribili!»

Pensai che con la scusa dei massaggi mi avrebbe spaccato le ossa. Per fortuna mi risparmiò, ma ragazzi state attenti! Non credete a quello che vedete in tv o al cinema! Non sapete quanti trucchi, quanti taglia e incolla, quante panzane ci inventiamo! Si girano tanti pezzetti in luoghi e momenti diversi, e poi li si incolla. Sapete dove abbiamo girato le scene nella pineta di Saporedimare? A Fregene, mica a Forte dei Marmi!
Da UNA VITA DA LIBIDINE il libro edito da Sperling & Kupfer

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